Smart working e innovazione digitale: un obbligo non una opzione. E i nostri figli l’avevano già capito

 Scrive Anna Tita Gallo :

“Fino a qualche mese fa, in epoca pre-Coronavirus, ripetevamo come un mantra che il futuro del lavoro sarebbe dipeso in larga parte dallo sviluppo e dal sostegno ad aziende, professioni e servizi della green economy. In questo settore, dicevano gli esperti, si concentrerà l’aumento di posti di lavoro, di occupazione. Poi è arrivato il Covid-19 e il mantra è cambiato: è sullo smart working che dobbiamo puntare, quindi sulla digitalizzazione, che in realtà dovrebbero essere elementi trasversali utili al progresso, all’evoluzione e alla sopravvivenza di qualsiasi settore”. (https://eicomenergia.it/lavoro-post-covid/?cn-reloaded=1)(

Una strada tracciata quindi prima del virus, che il virus ha però enfatizzato e accelerato nei tempi. Si tratta ora di mettere a frutto quella capacità innata nell’uomo di adattarsi all’ambiente – senza magari arrivare agli estremi compiuti di modificarlo a volte pesantemente.
Una accelerazione necessaria perché il virus c’è, e non obbedisce alla nostra volontà o potere organizzativo. Siamo noi quelli che devono adattarsi, non lo farà lui.

Lo smart working non è una opzione più dilazionabile, tanto meno la digitalizzazione. Rischiano anzi di tracciare il solco tra chi si adatta in tempo all’ambiente e chi lo subisce.

Accusiamo facilmente politica, giornali, scuola di non essersi adeguati alla crisi. E la nostra capacità digitale? La trasformazione dei prodotti servizio in nuove forme? I processi di lavoro e collaborazione? Forme di relazione nuove, in grado di tenere la empatia pur a distanza? Quanto ci abbiamo lavorato, e quanto abbiamo aspettato che tutto torni come prima?

Abbiamo ancora tempo per trasformare il nostro lavoro.

Forse l’ostacolo non è la tecnologia o il mercato, ma la nostra capacità di accettare una visione di un mondo così diversa. Una resistenza comprensibile: sono passati solo 30 anni dalla comparsa di internet e già siamo chiamati a vivere una nuova rivoluzione: quella di una nuova forma di relazione.  

Abbiamo deriso i nostri adolescenti perché hanno sostituito la vicinanza fisica con i social … e se alla fine avessero avuto sempre ragione loro????

Forse qualcosa da imparare, una idea positiva della realtà cosiddetta virtuale dobbiamo recuperarla. Parlatene con loro .. vi accorgerete come ciò che a noi sembra straordinario non lo sia per i nativi digitali .. qualcosa forse questo ci può insegnare per il nostro futuro e il nostro lavoro.

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