Perché è importante immaginare il futuro

Riceviamo e pubblichiamo dalla collega Anna Borghi, Consulente senior di Asfe Scarl

Siamo nel mezzo dell’emergenza Covid-19. È logico che le autorità, le istituzioni e la politica concentrino la propria attenzione sull’oggi: la pandemia da contenere, l’economia da rallentare senza provocare danni irreversibili, la perdita di reddito delle persone da compensare. Tuttavia la durata stessa del “confinamento sociale”, la constatazione dell’uscita lentissima e soltanto parziale e per tappe dallo stato di “congelamento” o “sospensione” della vita com’era prima, spingono tanti – persone e imprese – a interrogarsi sul domani. Le domande che si pongono più frequentemente sono queste: a) quanto tempo passerà prima che tutto torni come prima? B) tornerà tutto come prima? C) cosa cambierà dopo Covid-19? Si tratta di una progressione, di una indagine ancora approssimativa ma che sposta progressivamente l’orizzonte temporale, aggiungendo di volta in volta nuovi elementi di intuizione, quali ad esempio la percezione di trovarsi dinanzi a uno spartiacque, a un bivio nell’evoluzione delle cose o di fronte a quello che in economia e finanza si chiama “cigno nero”, un evento imprevisto in grado di cambiare la storia.

L’immaginazione del futuro è una conquista evolutiva dell’essere umano. Tutti gli homo sapiens usano l’immaginazione per costruire scenari dai tempi dei tempi. Ogni mattina a ben vedere, quando ci svegliamo, immaginiamo uno scenario e non soltanto per l’oggi: “sono in isolamento, ha senso comprare azioni, ma quali?” “Non sopporto più il mio partner, dovrei forse divorziare?” Immaginare scenari futuri è la base di un ragionamento per decidere azioni, foriere di conseguenze.

D’altra parte immaginare non significa indovinare. La chiaroveggenza non esiste. Su questo siamo tutti d’accordo. Eppure all’elaborazione di scenari futuri sono costantemente al lavoro macchine e algoritmi

Sul dopo Covid-19, anzi sul fatto che “niente sarà più come prima”, siamo nel mezzo di una crisi profonda che darà luogo a un cambiamento di rotta, quello che i futurologi chiamano “biforcazione”. proviamo a fare un esercizio di “re-gnosi”: immaginarci in un futuro prossimo (un giorno di settembre 2020) e guardare indietro al tempo attuale. Utilizzando questo espediente immaginiamo che ci sarà un Rinascimento tecnologico fatto di connessioni virtuali, che riscopriremo valori sopiti (la cortesia, il senso di appartenenza, la solidarietà, l’auto-ironia), che si stabilirà un nuovo ordine di priorità (la vita e la salute prima del denaro e della proprietà). Dal punto di vista dell’economia, assisteremo a un accorciamento delle filiere produttive, alla realizzazione di depositi e riserve. La globalizzazione ne uscirà riformata e meno condizionante. Il mondo ci presenterà nuove opportunità: rinnovarci per preservare l’ambiente e investire di più nella ricerca scientifica.

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